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Chi arriva fin quaggiù lo fa per caso o per passaparola. Per trovare pace, silenzio e un tempo che scorre diversamente. Providencia è ormai diventata una sorta di buen retiro per artisti, scrittori e avventurieri in disarmo. O per viaggiatori accorti. Una terra strana, bagnata dalla porzione occidentale del Mar dei Caraibi ma ben lontano dall’arco delle Antille e dalle rotte turistiche usuali. A un tiro di schioppo dal Nicaragua ma a 800 chilometri al largo delle coste colombiane , cui politicamente appartiene, è un universo trasversale fatto di sabbia vulcanica, foresta primaria, lagune verdissime e barriere coralline lunghe decine di chilometri.

Providencia

Non assomiglia a niente. E’ un’isola abitata da meticci scuri, morfologicamente caraibici, dal carattere torvo e irascibile, che discendono da bucanieri, coloni puritani e schiavi africani. Dal 1600 abitano con orgoglio indipendentista i diciotto chilometri quadrati di boschi intricati, palmeti e rocce laviche che spuntano 45 miglia a nord dell’isola di San Andres. Oggi i residenti sono meno di 5 mila. Giocano a domino, suonano e cantano reggae, calypso e gospel, parlano Bende (dialetto incomprensibile) e Spanglish (un insieme di parole rubate all’inglese e allo spagnolo) e se ne stanno tranquilli ad aspettare la vita che scorre insieme alle nuvole.

Solo alla sera le strade si animano di ragazzi e ragazze che ciondolano davanti ai chioschi del villaggio storico, sotto secolari alberi di mango. Motorini ronzano tra le case di legno dall’architettura antilliana, cubicoli dai colori brillanti che riflettono la luna e i lampioni del porto. Sul lunghissimo pontile galleggiante che unisce il paese con l’isolotto di Catalina, e attraversa il canale artificiale di Aury, si accendono luci gialle che si perdono contro il verde della foresta. Ragazzi neri come la notte stanno acquattati sotto un ficus gigante nella piazzetta, mentre giovani donne con i bigodini gialli in testa vanno al supermercato tra neon azzurri e televisioni accese. Non succede nient’altro nelle sere monsoniche.

Dall’alto della collina dietro il porto, intanto, Catalina Bay e il promontorio di Morgan’s Head risplendono come ai tempi dei coloni del Seaflower (nave gemella del Mayflower) che toccò Providencia il 23 dicembre del 1629. Allora era terra spagnola, strategica e trafficata. Ci furono scontri e combattimenti ma è difficile ricostruire con esattezza le vicissitudini dell’isola. Molti documenti sono andati distrutti e gran parte delle notizie, che erano tramandate solo oralmente, sono state dimenticate. Sembra che i primi abitanti di Providencia siano stati gli indios Miskitos, provenienti dalle coste dell’America Centrale.

La parte nord occidentale dell’isola fu in seguito battezzata dai puritani inglesi Nuova Westminster. La comunità visse in pace per dieci anni seguendo i comandamenti della Bibbia, coltivando grano, mais, frutti tropicali e tabacco. Ma nel 1640 dovette arrendersi all’invasione spagnola guidata da Francisco DiazPimiente che mantenne il controllo fino al 1666. Alla fine del 1670 Henry Morgan con 38 navi e circa mille uomini conquistò Providencia, la usò come base per compiere il celebre saccheggio di Panama, scegliendola poi, si racconta, per nascondere il suo favoloso tesoro. Nel 1782 grazie a un trattato l’isola tornò prima alla Spagna e nel 1802, infine alla Giurisdizione di Nuova Granada, l’attuale Colombia . Oggi ci sono poche barche in rada. Gli isolani non pescano granchè e del mare non gli importa troppo. Tutto al contrario dei turisti che negli ultimi tempi stanno cominciando ad arrivare (pochi ancora, per la verità) per godersi spiagge solitarie, guesthouse sulla sabbia, sole, atolli deserti e lagune strabilianti. Providencia è ancora integra e silenziosa. Andate a fare il bagno a Bailey’s Key o mettetevi maschere e pinne per guardare cosa si nasconde tra i fondali degli atolli Los Tres Hermanos per esempio: razze, tartarughe , cernie, aragoste, squali nutrice (inoffensivi), pesci pappagallo e ogni possibile tipo di pesci di barriera guizzano tranquilli in pochi metri d’acqua. Il reef che circonda Providencia è il secondo più esteso dei Caraibi ed è ancora in ottimo stato. Inoltre l’ecosistema interno è sano e variegato. Esistono 300 specie di uccelli diverse che vivono indisturbati tra la foresta primaria che ricopre gran parte delle colline. Una vera perla dei Carabi

Informazioni Pratiche

Periodo migliore: Da dicembre a maggio.
Documenti: Passaporto.
Valuta: Il peso colombiano. 1 Euro vale circa 3.200 pesos.
Fuso orario: Meno 6 ore rispetto all’Italia.
Per telefonare: Il prefisso per chiamare Providencia è 0057/8
Informazioni: A Providencia: Agenzia Body Contact – tel. +57 (8) 514-8283 & 514-8118 e-mail: bodycontact0@lycosmail.com –
www.oldprovidence.com.co
Come Arrivare: In Aereo. L’Avianca, linee aeree colombiane, (telefono 06/9033835 – http://www.avianca.com.co/default.htm) propone voli per Bogotà, dall’Italia via Madrid, a partire da circa 755 Euro. Dalla capitale colombiana si raggiunge poi San Andres in un’ora di jet e infine Providencia con un piccolo aereo.
Dove Dormire: Sol Caribe Providencia Hotel – Agua Dulce – Tel. 0057/8/514-8230 – Miss Mary Hotel – Telefono 0057/8/514-8454 – South West Bay –
Viaggi Organizzati: Profondo Blu, operatore specializzato in viaggi e destinazioni per appassionati di mare e subacquea – tel. 0331.421057

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